Benvenuti nel Blog di Natàlia Perarnau

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Quando ero piccola non avevamo molti punti di riferimento femminili: le donne di “successo” erano sempre “mogli di” o al massimo attrici o cantanti... Per fortuna oggi le cose iniziano a essere diverse. È molto importante che i bambini e le bambine abbiano punti di riferimento in tutti gli ambiti, che possano vedere in altre persone ciò che vogliono diventare, che ci siano persone a cui possano ispirarsi. Per questo servono punti di riferimento femminili; non voglio certo dire che non esistano, anzi, so che ce ne sono. Ciò che intendo è che dobbiamo rendere loro merito, dare loro il giusto riconoscimento.

Se prendiamo a esempio il mondo dello sport, le bambine di oggi hanno in chi immedesimarsi. Quelle che sognano di diventare grandi sportive ammirano donne come Paola Egonu, pallavolista per Conegliano e della nazionale italiana, medaglia d’oro agli europei e portabandiera olimpica a Tokyo 2021, o Sofia Goggia, fresca di medaglia d’argento nella discesa libera ai Giochi olimpici di Pechino, per citarne solo alcune. Ma c’è di più: la politica è uno degli ambiti in cui iniziamo ad avere sempre più donne in ruoli importanti. Ci stiamo abituando a vederle alla guida di governi, come Jacinta Ardern, la prima ministra della Nuova Zelanda e punto di riferimento mondiale per la gestione della pandemia di Covid-19, o Sanna Marin, prima ministra della Finlandia. Per fortuna sentiamo finalmente parlare anche di ingegnere, imprenditrici, scrittrici, ecc. La strada è questa e non si deve tornare indietro: le bambine di oggi, così come i bambini, devono avere punti di riferimento in tutti gli ambiti professionali.

Nel mio caso, ho due referenti femminili che mi ispirano e mi emozionano. Quando li sentirete penserete che siano agli antipodi tra loro, ma, secondo me, incarnano i ruoli di studentessa e insegnante ideali. La prima è Malala Yousafzai, la donna più giovane a ricevere il premio Nobel per la pace, quando aveva appena 17 anni, per il suo indomito impegno a favore dell’istruzione delle donne e dei diritti civili. La seconda è Carme Cervelló, la mia professoressa di francese, che ha fatto dell’insegnamento il centro del suo universo.

Inizio da Malala. Nata nel 1997 a Mingora, un villaggio del Pakistan, a 12 anni iniziò a raccontare la sua vita sotto il regime dei talebani. Lo faceva in un blog della BBC utilizzando uno pseudonimo. Qui spiegò che alle bambine era stato proibito di andare a scuola e che lei aveva deciso di diventare un’attivista per difendere il suo accesso all’istruzione. A 15 anni scampò a un attentato omicida, ma questo non la fece certo desistere dal suo obiettivo: lottare per difendere i diritti civili di tutte le donne del mondo. Vi invito a seguire il lavoro che svolge nella Fondazione Malala. Per me Malala è l’esempio migliore di una studentessa che apprezza l’istruzione e l’apprendimento come strumenti di liberazione personale, un proposito che l’ha condotta a mettere in gioco la propria stessa vita.

Dall’altra parte invece, voglio parlare di Carme Cervelló, che è stata la mia insegnante di francese. Da piccola io volevo imparare il tedesco, ma mio padre mi disse che non avrei potuto farlo finché non avessi imparato il francese. Fu così che, senza un briciolo di voglia, mi misi a studiare una lingua che mi era stata imposta. Eppure, con mia grande sorpresa e ispirazione, ebbi la fortuna di trovare un angelo che insegnava francese con una passione straripante. Carme era una donna dal carattere forte, ma con un amore immenso per la lingua francese e una dedizione per i suoi studenti che andava ben oltre le mura dell’aula. La cosa più importante per lei era che i suoi alunni imparassero, ed esigeva da noi sempre il massimo, perché per i suoi éleves (alunni in francese) desiderava solo il meglio. Il nostro successo, cioè quello dei suoi allievi, era il suo successo. Carme Cervelló ha vissuto per insegnare il francese, dedicando la sua vita a coloro che sono passati per la sua aula (l’ho vista anche mentre pranzava, che correggeva i compiti settimanali). La ricordo e la ricorderò sempre perché è una persona che porto nel cuore e perché un’insegnante non può essere importante per te se tu non sei importante per lei. Carme mi faceva sentire che i miei progressi, e di conseguenza io stessa, erano importanti per lei. Anni dopo fu la prima persona che mi diede la possibilità di lavorare, nella sua scuola, come insegnante di inglese. Da lei ho appreso cosa fosse lo sforzo, la dedizione assoluta e l’impegno verso quelle famiglie che affidano a te i loro figli, e per quegli alunni che dedicano il loro tempo, limitato, a imparare insieme a te. Non ho che parole di gratitudine per lei, sia per il mio periodo come studentessa che per quello di insegnante nella sua scuola. E se ve lo state chiedendo… Sì, anni dopo ho iniziato a studiare il tedesco.

Malala e Carme rappresentano l’importanza di imparare e di insegnare e per questo sono per me il simbolo degli studenti e dei docenti. Quando due persone così si trovano e si incontrano, una così motivata a imparare e una così dedicata a insegnare, ecco che avviene la magia. Per me sono due donne magiche: Malala, che ha rischiato la sua vita per imparare e che riesce a far riflettere i bambini e i giovani che non danno il giusto valore all’istruzione o la danno per scontata, e Carme, che ha vissuto per insegnare e che ispira tutti noi che abbiamo il privilegio e la responsabilità di insegnare e educare.

Adesso tocca a voi! Diteci qual è stata la donna che ha avuto la maggiore influenza sulla vostra vita!

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